STOP ARANCIATA “SENZA ARANCIA”: PIU’ SUCCO NELLE BEVANDE, DAL 12% AL 20%

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08 Mar 2018

STOP ARANCIATA “SENZA ARANCIA”: PIU’ SUCCO NELLE BEVANDE, DAL 12% AL 20%

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Il 6 marzo è entrato in vigore il provvedimento del 30 ottobre 2014 (legge n. 161) che alza al 20% la percentuale minima di succo d’arancia contenuta nelle bevande aventi denominazioni con tale agrume.
La precedente normativa italiana risaliva al 1958 e prevedeva una soglia minima del 12%

07.03.2018 – L’attesa è stata lunga ma finalmente sono trascorsi quei dodici mesi dal perfezionamento con esito positivo della procedura di notifica alla Commissione Europea. Con la nuova norma si contribuisce ad offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l’utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero.

L’aumento del succo di arancia contribuisce al benessere e alle richieste dei consumatori, sempre più attenti alla salute e al benessere personale, e quindi aumenta il livello qualitativo dell’offerta di un mercato, quello delle bibite analcoliche, che vale complessivamente 5,8 miliardi di euro.

A beneficiarne, in termini salutistici, soprattutto i bambini che sono grandi consumatori di succhi alla frutta, nonostante il Ministero della Salute abbia evidenziato che i bambini italiani che bevono regolarmente bevande (zuccherate a base di frutta e/o gassate) sono scesi dal 48% del 2010 al 36% attuale.

Ma oltre che per la sicurezza alimentare dei consumatori, questo è un risultato salutato come un trionfo anche dagli agricoltori: secondo le stime della Coldiretti verranno salvati oltre diecimila ettari di agrumeti italiani, in quanto l’aumento al 20% potrà determinare una richiesta maggiore di arance nostrane da parte delle industrie alimentari, stimato in circa 200 milioni di chili di arance in più all’anno.

Si tratta di un vero shock positivo per l’economia agricola, che negli anni ha visto perdere 60 mila ettari di agrumi (una pianta di arance su tre (31%) è scomparsa negli ultimi quindici anni) e scendere i redditi dei produttori: ad oggi per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute.

In Italia, afferma la Coldiretti, si assiste ad una vera invasione straniera, con un fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia che finisce nelle bevande all’insaputa dei consumatori, perché in etichetta viene segnalato solo il luogo di confezionamento ma non l’origine delle materie prime utilizzate, a danno dei consumatori e produttori italiani.

L’etichetta sulle bevande alla frutta è infatti un microcosmo caotico, in quanto coesistono:

  • le bevande a base di succo (es. limonate e aranciate) il cui contenuto minimo di succo di frutta è stato innalzato al 20%;
  • le bevande al nettare di frutta (minimo 25%);
  • quelle al succo e polpa di frutta (minimo 50%);
  • i succhi di frutta 100%, che possono essere prodotti da frutti freschi o concentrati.
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