italian sounding

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08 Mar 2017

Con il dilagare dei fenomeni di imitazione e pirateria commerciale, il principale rischio per la sopravvivenza del Made in Italy è costituito dagli effetti diretti e indiretti dell’assenza di regole e di trasparenza sui mercati internazionali e nei flussi commerciali dagli altri Paesi (comunitari ed extracomunitari).

Il gigantesco fenomeno imitativo dell’Italian sounding – strumentalizzazione e richiamo di denominazioni geografiche, immagini, colori e marchi che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro Paese – erode l’immagine della nostra agricoltura distintiva e di qualità, sottraendo ricchezza e occupazione e mettendo spesso a rischio la sicurezza dei prodotti alimentari e quella ambientale.

Minimi processi contaminativi incrinano la compattezza del “Made in Italy”, attenuando progressivamente i suoi tratti distintivi e aprendo la strada a processi omologativi, che innescano un processo progressivo e sistematico di mutazione del gusto a scapito della distintività del “vero prodotto italiano”.

Nel solo 2015 l’Italia ha conseguito il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36,8 miliardi. Un risultato “viziato” negativamente dal fatto che, due prodotti alimentari di tipo italiano su tre in vendita sul mercato internazionale, sono il risultato dell’agropirateria internazionale. Un fenomeno, quello del falso Made in Italy che fattura 60 miliardi di euro nel mondo.

Al fenomeno sopra descritto, si aggiunge una realtà ancora più insidiosa: quella dell’Italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima dai paesi più svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero Made in Italy, non esistendo ancora per tutti gli alimenti l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta.

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