Sicurezza alimentare: RASFF 2017, Italia prima nei controlli dei prodotti alimentari e mangimi

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03 Dic 2018

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Il Ministero della Salute ha pubblicato la relazione annuale relativa al 2017 del “Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi

30.11.2018 – Dal report del Ministero della Salute emerge che l’Italia è numero uno per segnalazioni inviate alla Commissione Ue con il 14,6% su un totale di 3.759 notifiche (+28% rispetto all’anno precedente).

Come sottolinea il Ministero, la particolare attenzione delle autorità di confine e degli organi di polizia specializzati alle attività di controllo per la sicurezza alimentare, ha permesso al nostro Paese di essere il più rigoroso nell’applicazione dei controlli, specialmente per i prodotti di importazione che riguardano circa il 42% degli interventi con “respingimenti al confine”.

In totale sono state ben 548 le allerte inviate dall’Italia: dall’analisi qualitativa emerge come la maggior parte di queste ha interessato prodotti ittici, uova e prodotti a base di uova, frutta secca e snack, mentre nel 2017 il Paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per non conformità è stato il Brasile, seguito da Turchia e Cina.

Tra i principali rischi segnalati attraverso il Sistema di allerta europeo (RASFF) si evidenziano non soltanto i contaminanti microbiologici, la presenza di micotossine, i residui di fitofarmaci, ma anche metalli pesanti, additivi e coloranti vietati.
Altre irregolarità si riferiscono invece all’immissione sul mercato di Novel Food  e Ogm non autorizzati.

In media nell’Unione Europea si sono verificati nei primi nove mesi del 2018 quasi 10 allarmi sul cibo al giorno che mettono in pericolo la salute dei cittadini, per un totale di 2.654 allarmi di cui il 60% provocati da prodotti di origine extracomunitaria.
Al vertice di questa “classifica” provvisoria c’è la Turchia con ben 231 allarmi ben 39 dei quali si riferiscono alle presenza di aflatossine cancerogene nelle nocciole molto usate dall’industria dolciaria, seguita da vicino dalla Cina (230).

Le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio e toglierli così dal commercio prima che possa ingenerarsi una psicosi nei consumi, con un calo di fiducia generalizzato e a detrimento di interi comparti agroalimentari “sani e sicuri.

L’esperienza di questi anni ha ben dimostrato quanto sia importante fornire una informazione corretta ai consumatori, ad esempio indicando in etichetta l’origine dei prodotti e delle materie prime degli alimenti. Tuttavia, ancora oggi, rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e di origine “incerta” che mettono a rischio la salute, come dimostrano gli scandali alimentari globali dell’ultimo decennio, ad esempio quello dello scorso anno sulla carne avariata esportata dal Brasile.

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